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Intorno a me · Musei · Varese

Il museo in breve

DoveGallaratevia Egidio De Magri 1
Aperturamar–domchiuso il lunedì
Biglietto12 €ridotto 10 €, gratis fino a 14 anni
Abbonamento MuseiinclusoLombardia
Contatti0331 706011

L’arte contemporanea a volte mi mette un po’ in soggezione. Mi capita di stare davanti a un’opera e chiedermi se sono io a non capire o se c’è davvero qualcosa da capire. Al MA*GA di Gallarate ho scoperto che va benissimo anche solo guardare, lasciarsi incuriosire e farsi qualche domanda in più tornando a casa.

Da un premio del 1950 a una ex fabbrica

La storia del museo comincia con il Premio Gallarate, nato nel 1950 per costruire una collezione pubblica di arte moderna. Nel 1966 nasce la Civica Galleria d’Arte Moderna e dal 2010 il museo vive in un ex edificio industriale trasformato apposta per ospitarlo. Mi piace molto questa idea di una fabbrica che smette di produrre oggetti e comincia a custodire idee.

Oggi la collezione conta più di seimila opere, tra dipinti, sculture, installazioni, fotografie, libri d’artista e oggetti di design. Ci sono nomi come Carrà, Sironi, Guttuso, Fontana, Munari, Pomodoro, Sottsass e Ponti, e c’è anche la Sala Arazzi Ottavio Missoni, dove arte, moda e design si incontrano. Accanto alla collezione il museo organizza mostre temporanee, laboratori e visite guidate.

Quattro mostre, quattro modi di intendere l’arte

Quando ci sono stata, fino all’11 ottobre, il museo ospitava quattro mostre insieme. Ognuna raccontava un modo molto diverso di intendere l’arte contemporanea, ed è stato bello passare dall’una all’altra come si cambia stanza in una casa.

Stato di quiete

Giovanni Ferrario parte da uno dei generi più tradizionali della storia dell’arte, la natura morta, e lo porta nel presente. Le immagini della serie Atlante del verosimile mostrano oggetti che sembrano reali e immobili, ma che in realtà non sono mai esistiti. Sono state create con l’intelligenza artificiale, attraverso processi fatti di dati, calcoli e probabilità. Le ho guardate a lungo cercando il trucco, ed è proprio questo il bello.

Arte Viva

Qui entrano in gioco la parola, il corpo, il suono e la relazione con gli altri. Quattro artiste e un artista lavorano con pratiche performative e partecipative che mettono in discussione i confini dell’opera e coinvolgono direttamente anche il pubblico. Per una volta non sei solo spettatrice, sei parte di quello che succede.

Qui e altrove

Questa mostra è dedicata a Paolo Scheggi e agli ambienti che ha realizzato tra il 1964 e il 1971. Racconta una parte della sua ricerca in cui lo spazio non è soltanto qualcosa da osservare, ma diventa un luogo da vivere, attraversare e percepire con tutto il corpo.

Le strade terminano prima di cominciare

L’ultima approfondisce il lavoro di Vincenzo Agnetti e il suo rapporto con la fotografia concettuale. Il percorso mette insieme immagini, scrittura e segni grafici, e mostra come la fotografia possa diventare uno strumento per lavorare sulla narrazione, sul tempo e sul significato stesso delle immagini.

Un consiglio da principiante

Le mostre al MA*GA cambiano spesso, quindi prima di partire conviene dare un’occhiata al calendario sul sito del museo. E se l’arte contemporanea ti mette in soggezione come succede a me, vai lo stesso. Basta guardare con curiosità e tornare a casa con qualche domanda in più.

Ci sei già stata o stato? Quale di queste quattro mostre ti avrebbe incuriosito di più?