LIBRI E PASSI

Solvitur ambulando: dell’importanza del camminare secondo Thoreau.

Se volessi costruire un percorso di letture dedicato all’arte del cammino sicuramente non potrei esimermi dall’iniziare proprio da Henry David Thoreau.

Filosofo ottocentesco a dir poco peculiare, a metà della sua vita abbandona la quiete cittadina per costruirsi una ascetica capanna sulle sponde del lago Walden (da qui il titolo del famoso Walden ovvero vita nei boschi), nel Massachusetts. Lì vive per circa due anni, nel tentativo di allontanarsi da quella che, secondo lui, è una società in cui l’individuo viene inevitabilmente compromesso e corrotto.

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Per Thoreau la Natura è ben altro da ciò che i suoi colleghi filosofi intuiscono. Egli la concepisce come fonte di benessere, come forza guaritrice: l’allontanamento dai costrutti della società è finalizzata alla ricerca di quel punto di contatto che permetterebbe all’uomo di ritrovarsi finalmente completo, appagato e sereno su questa terra.
Ricreare il contatto è possibile, sostiene Thoreau, che non ambisce certo ad una qualche forma di Illuminazione istantanea, bensì si concentra su quei piccoli atti quotidiani che possono ristabilire la connessione con la (nostra) Natura.

L’atto di camminare è forse l’atto di riconnessione per eccellenza. Camminare è sinonimo di liberazione dalla società umana, ha a che vedere con l’avventura personale, con la scoperta del mondo circostante e del proprio Io, con la ricerca della comprensione di quell’Unicum di cui siamo parte.
Perché la filosofia non è tutta parole e pensieri, è fatta anche di azioni, ed è così che Thoreau intende il cammino.


Certo, ai tempi fu tacciato di essere un provocatore, lui che voleva vivere in una capanna in mezzo al bosco mentre la grande America si stava avviando verso l’industrializzazione.
E quanto egli potesse essere provocatore (anche se, personalmente, non lo definirei tale) si intuisce avendo letto Camminare e Disobbedienza civile.
Dicendo che camminare è un allontanarsi dalla società, dai suoi diritti/doveri spesso inconsapevolmente accettati dall’individuo con tacita sottomissione, diciamo allora che camminare è un atto di disobbedienza bello e buono. Se l’uomo torna alla natura allora disobbedisce a quel che è il patto sociale instaurato con i suoi simili. Non che Thoreau volesse rifuggire la socialità, anzi, racconta spesso delle belle camminate insieme all’amico Emerson, ma l’ombra da cui sente il bisogno di sottrarsi così frequentemente è quella gettata dai costrutti sociali, nei quali avverte di essere più bestia in trappola che sereno abitante.

 

Camminate quindi, ammonisce Thoreau, perché solvitur ambulando. Qualunque cosa voi stiate cercando.

 

 

 

Continuando a camminare potresti incontrare anche:

  • Into the wild – film del 2007 diretto da Sean Penn nel quale si racconta la vera storia di Christopher Johnson McCandless. Nel film viene citata la famosissima frase di Thoreau “Non l’amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi la verità!

  • The power of walking and silence – John Francis, TedxTokyo. Conosciuto come The Planetwalker, Francis ha trascorso diciassette anni della sua vita in silenzio e dopo il disastro petrolifero nella San Francisco Bay non ha toccato veicoli a motore per ventidue anni, imparando così nuovamente a camminare.

  • Le fantasticherie del passeggiatore solitario – J. J. Rosseau.