Lago Vannino e Lago Sruer

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Indirizzo: Frazione Ponte, 28863 Ponte VB.
Tipo di percorso: T (turistico) fino al lago Vannino, E (escursionistico/medio) fino al lago Sruer.
​tempo di percorrenza: 90 minuti fino al Lago Vannino, 2 ore fino al Lago Sruer.

​Una volta raggiunto il paese di Valdo, cercate le indicazioni per la seggiovia Sagersboden.

seggiovia che da Valdo porta a Sagersboden, in valle Formazza.

​Il piazzale della seggiovia è piccolo ma è riservato a chi acquista il biglietto per la salita quindi se arrivate di buon ora troverete posto.
​La seggiovia è aperta tutti i giorni dalle 8.30 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 16.30 mentre nel week end fa orario continuato dalle 8.00 alle 16.50 quindi calcolate bene i tempi per le pause altrimenti vi toccherà allungare di un’altra ora e mezza per raggiungere l’auto.
Il prezzo della seggiovia è di 8€ per la sola salita/discesa e di 10€ per salita e discesa.
La seggiovia permette, in pochi minuti, di superare i primi 500 metri di dislivello, portandoci a quota 1772, ed è da qui che inizia il nostro giro.

Il primo chilometro non è dei più semplici, specialmente a muscoli freddi, quindi partite piano piano e senza fretta. 

​La salita è abbastanza impegnativa ma lungo le curve potrete ammirare piccole cascatine che vi permetteranno di rinfrescarvi e riprendere un po’ fiato.
Finito il tratto in salita il sentiero diventa piano e si può godere dello spettacolo della vallata libera e aperta, contornata da alte montagne rocciose e dal fiume alla nostra sinistra che ci accompagna.

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Dopo 40 minuti di cammino incontriamo la spettacolare cascata. ​

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Il tratto di sentiero si fa impegnativo ancora per qualche minuto in prossimità della dighetta e della strada gippabile ma superata la salita entriamo nella piana che conduce fino al lago Vannino.
L’ultimo sforzo per risalire la diga ed eccolo qui, quota 2177mt (circa un’ora e mezza di cammino)

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Decidiamo di pranzare sulla sponda destra del lago per goderci a pieno questo spettacolo, bisogna guadare qualche torrentello e fare ancora qualche minuto di cammino, non esiste una strada precisa ma alla fine, tolti gli scarponi possiamo mettere i piedi nell’acqua, gelida e rigenerante!

    Se decidete di mangiare il vostro pranzo al sacco in mezzo alla natura ricordate di riportare a valle i vostri rifiuti (e anche quelli di chi è più maleducato se li trovate sul vostro percorso) anche se sono biodegradabili!
Dopo una breve pausa ripartiamo in direzione lago Sruer, esistono due sentieri, uno che parte dalla destra del lago Vannino, segnalato da cartelli, ma per raggiungerlo dalla nostra posizione dovremmo tornare indietro fino al rifugio Margaroli, quindi decidiamo di intraprendere il secondo sentiero, ripido e ben evidente, che taglia a metà la montagna. Il dislivello e la difficoltà sono notevoli ma il tratto è davvero breve quindi si riesce ad affrontarlo senza problemi e in una ventina di minuti eccoci qui a quota 2320 metri.

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Al ritorno ci fermiamo a bere qualcosa di fresco al rifugio Margaroli, ve lo consigliamo caldamente, il proprietario non è solo gentile è molto di più! sicuramente ci torneremo per un pranzo o magari anche un week end perchè questo posto merita veramente!
Camminando di buon passo, anche per paura di perdere l’ultima discesa della seggiovia, in un’ora abbiamo coperto l’ultimo tratto di strada che parte dal rifugio e porta al nostro punto di partenza.

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Villa Della Porta Bozzolo

Oggi parliamo di qualcosa di diverso dalle solite escursioni, parliamo di un posto che secondo me rappresenta il giusto mix tra natura e cultura: la villa della porta Bozzolo.

Ovviamente, come ormai ben sapere, se non ci fosse di mezzo un’attività all’aria aperta e una passeggiata non sarei nemmeno qui a parlarvene, quindi iniziamo!
prima di tutto qualche informazione pratica:
In auto, prendendo l’Autostrada dei Laghi A8 Milano-Varese in direzione Sesto Calende-Gravellona Toce, uscite a Vergiate-Sesto e proseguite in direzione Besozzo-Laveno. Dopo Gemonio proseguite per Valcuvia-Luino, fino a Casalzuigno, via Bozzolo 5.
Al vostro arrivo troverete un’ampia area di parcheggio gratuita per i visitatori.

Questa villa era la dimora di campagna della famiglia Della Porta.

Al suo interno si trova un torchio, una cantina per la produzione dei vini e una filanda per i bachi da seta.
Ai piani superiori della villa si trovano invece un’infinità di saloni, salotti, stanze da letto, arredi sfarzosi, dipinti e libri antichi.

All’esterno il maestoso giardino all’italiana, di cui è impossibile non innamorarsi, le terrazze in pietra raggiungono la cima della collina ed è qui che, tirando fuori il vostro spirito da Hikers, potrete cimentarvi in una passeggiata verticale per ammirare dall’alto il panorama circostante.

La villa fu salvata nell’800 dal senatore Bozzolo ed è grazie al suo intervento e quello successivo del FAI che oggi la Villa è il luogo perfetto per trascorrere la giornata tra la visita degli interni, il parco, il roseto, il giardino segreto all’interno del quale viene allestito un mercatino di fiori e prodotti artigianali (tra cui il gelato alle rose!) e potete anche decidere se trascorrere la vostra pausa pranzo al “La cucina di casa” o nell’area picnic attrezzata.

Gli orari di apertura sono:
Dal mercoledì alla domenica, ore 10:00 – 18:00 (da marzo a settembre)
Dal mercoledì alla domenica, ore 10:00 – 17:00 (ottobre e novembre)
il prezzo del biglietto intero è di € 8 (da mercoledì a sabato) e di € 9 la domenica, con visita guidata. i bambini fino a 14 anni pagano € 4 mentre per i bambini sotto i 4 anni l’ingresso è gratuito. Sono disponibili anche degli sconti per famiglie.

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Sentiero delle cascate di Monticelli Brusati

Questa escursione è stata la più divertente affrontata fino ad ora.

Prima di iniziare il racconto vi lascio qualche dettaglio tecnico per raggiungere il posto:
percorrendo l’autostrada A4 si esce ad ospitalletto e poi si seguono le indicazioni per la val camonica. Si imbocca la superstrada e si passa il paese di Paderno Franciacorta, poi si gira a destra verso Monticelli Brusati. All’interno del paese ci sono numerosi parcheggi, noi vi consigliamo quello di Foina che non è nè troppo vicino nè troppo lontani quindi quasi certamente troverete posto.
Usciti dal parcheggio di prosegue verso Gaina e da qui sempre dritto si entra nel bosco, dopo un brevissimo tratto in mezzo alla natura ci si trova ad  un bivio, se si prosegue dritto in direzione della cascata si intraprende il sentiero per escursionisti esperti se invece si sceglie il sentiero indicato con la lettera A che sale verso sinistra allora si va incontro ad un sentiero semplice e adatto a tutti. 
Noi optiamo per proseguire in direzione della prima cascata, alla destra della quale si erige una scala in metallo alta 10 metri, l’affrontiamo tenendoci saldamente al corrimano senza nessuna difficoltà.

Da qui inizia un percorso fatto di cascatelle e attraversamenti da un lato all’altro del corso d’acqua.

Alla fine del sentiero bisogna guadare nuovamente il fiume per aggrapparsi alle catene sul lato opposto, questa ferrata è abbastanza semplice, creata per insegnare ai principianti come muoversi ma cercate comunque di porre moltissima attenzione perché le scarpe, rese scivolosissime dal fango, possono rappresentare un vero e proprio problema.

​Passato questo tratto si giunge di fronte ad una cascatina divisa in due, sul lato sinistro, le catene salgono in verticale, sormontata la cascata è passato anche il tratto più impegnativo del percorso.

​Da qui in poi si prosegue su un normale sentiero fino all’ultima e maestosa cascata a sinistra della quale troviamo l’ultima scaletta del percorso.

A monte della scala, seguendo il semplice e ampio sentiero indicato con la lettera A si torna rapidamente al punto di partenza.
Il percorso è ad anello e ha una durata complessiva di 2 ore.
Se lo affrontate con i bambini o se non ve la sentire di passare per la ferrata il sentiero indicato con la lettera A è semplice, senza difficoltà e incrocia lungo il cammino tutte le cascate presenti!

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Giro del Lago di Antrona ghiacciato

La domenica appena passata, cioè domenica 15 aprile, abbiamo deciso di accompagnare due amici al lago di Antrona e Campliccioli per mostrargli quanto il loro colore fosse spettacolare.

Non so se ricordate, eravamo già stati ad Antrona l’anno scorso ed ero rimasta delusa perchè essendo luglio avevamo trovato tantissime persone con lettini ed ombrelloni che facevano grigliate e prendevano il sole, una confusione incredibile e poco spazio per camminare.
Così abbiamo deciso di organizzare questa escursione al primo week end primaverile con bel tempo.
Prima di iniziare a raccontarvi questa avventura voglio farvi una premessa, o meglio voglio ricordarvi una regola di fondamentale importanza quando si passeggia in montagna in questo periodo dell’anno:
NON GRIDATE!
Sembrerà banale ma c’è ancora chi non sembra averlo imparato, abbiamo incontrato un solo altro gruppo di persone che camminava e a cui questo concetto sembrava del tutto oscuro. In questa stagione i primi raggi di sole scaldano la neve che si stacca e cade più facilmente verso valle trascinandosi dietro tutto quello che incontra, lo so che la questione è controversa, c’è chi dice che le onde sonore che impattano contro la neve fresca possano provocare valanghe, c’è chi dice che è solo un mito, comunque per rispetto della quiete delle altre persone che camminano tenete un tono di voce moderato.
Il lago di Antrona si trova ad Antrona piana, ad un’ora e mezza di auto dalla provincia di Varese (da cui partiamo noi), si percorre la A26 in direzione Gravellona Toce poi la SS33 del sempione, uscite a Villadossola in direzione valle Antrona fino ad Antrona piana, da qui seguite le indicazioni per il lago.
Appena arrivati e parcheggiata l’auto, nell’ampio parcheggio di fronte al lago, il posto non ci sembrava nemmeno quello giusto, per i primi minuti pensavamo fosse un distaccamento del lago principale che l’altra volta non avevamo notato e invece no, il cartello indica proprio Lago di Antrona, ed eccolo qui, quasi completamente asciutto e ricoperto da uno strato di ghiaccio.

Dato che l’altra volta avevamo preso il primo sentiero lungo la riva destra del lago ed era stato abbastanza tosto e con nostro grande dispiacere ci aveva fatto tagliare fuori la passerella che passa sotto alla cascata questa volta decidiamo di seguire il cartello Campliccioli sul lato sinistro del lago, attraversiamo il ponte in legno e in seguito una breve galleria nella roccia, poi saliamo lungo un sentiero alla nostra sinistra per raggiungere la diga sopra di noi.
Con nostro stupore e meraviglia iniziamo a trovare le prime chiazze di neve qua e la, più o meno all’altezza delle due baite

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Non essendo faticoso decidiamo di proseguire, arrivati all’incrocio tra il sentiero e la strada asfaltata, che nella bella stagione permette di raggiungere la diga di Campliccioli in auto, la situazione diventa problematica, la neve si fa sempre più alta, raggiungendo l’altezza delle ginocchia e non avendo le ciaspole ce la caviamo passando sulle impronte fresche di qualcuno che ha percorso il sentiero poco prima di noi.
Arrivati praticamente di fronte alla diga, dove il cartello segna ancora 10 minuti di cammino per raggiungere il laghetto, facciamo un’amara scoperta: una slavina ha completamente ricoperto il sentiero e ha abbattuto una rete di contenimento, passare sulla neve franata non è mai una buona idea, questa potrebbe muoversi e continuare la sua discesa verso il basso quindi decidiamo di tornare indietro un pezzo per cercare un’altra strada.

Ne notiamo una che sale oltre la diga e cerchiamo di intraprenderla ma dopo 3 passi la neve è cosi alta da impedirci di camminare, se non a fatica, quindi rinunciamo all’impresa e riscendiamo verso il lago di Antrona. 
Da qui, proseguendo verso sinistra lungo sentiero princiale che avevamo lasciato a metà per salire e troviamo finalmente la tanto sospirata passerella che passa sotto alla cascata.
Il cartello indica che il sentiero è chiuso, di solito questo cartello viene affisso all’inizio della stagione invernale perchè essendo una passerella di metallo diventa pericolosa con le piogge e le gelate, l’importante è fare tantissima attenzione a dove si mettono i piedi e reggersi sempre saltamente al corrimano.
Il percorso è suggestivo e spettacolare, abbiamo trovato una slavina che cadendo lungo il letto della cascata ha formato una piramide perfetta e l’acqua che ci è caduta sopra in seguito ha creato un buco esattamente al centro!

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​Il giro intorno al lago di Antrona è breve, dura all’incirca 45 in tutta calma, i punti panoramici sono mozzafiato ed è adatto a tutti.

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Il giardino segreto sul Lago di Como

Questa volta lo dobbiamo ammettere, il giardino non è una nostra scoperta, ne abbiamo sentito parlare al TG regionale come luogo ormai abbandonato e non più frequentato da turisti quindi la mattina seguente ci siamo precipitati per dare un’occhiata.

Il giardino in questione è il Giardino del Merlo a Musso, sul lago di Como.
Superata la chiesa San Biagio, più o meno al civico 8 della via Musso, ci sono dei parcheggi e vi conviene lasciare qui l’auto, il giardino dista circa 10 minuti a piedi.
Camminando sempre dritto davanti a voi vedrete una galleria sul lato sinistro, proseguite dritto e incontrerete un cancello marrone che chiude una strada in salita, destinazione raggiunta! Aprite il cancello e non dimenticatevi di richiuderlo dietro di voi (come per tutti quelli che troverete su questo cammino).
Il giardino in origine nacque come giardino botanico quindi è costruito a terrazzamenti con piante e fiori di diversa natura e origine, alcune conservano ancora le indicazioni con il nome.

Ciò che colpisce da subito è che da ogni balconata è possibile ammirare l’immensità del lago e la maestosità delle montagne sullo sfondo.
Questo giardino, prima di essere abbandonato, fu il luogo in cui un nobile di Dongo veniva a rifugiarsi quindi ogni tanto mentre salite osservate bene la parete di pietra alla vostra sinistra e se scorgerete la forma di una porta… spingetela e lasciatevi sorprendere!

il sentiero procede fino alla chiesetta di Santa Eufemia, da qui, la vista sul lago è spettacolare.

​Questo luogo è una chicca che dovete assolutamente conoscere se siete della zona, è perfetta per una passeggiata non troppo impegnativa, per scattare qualche foto da un punto panoramico o per leggere un buon libro immersi nel silenzio della natura.

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Difendersi dal grande freddo

crema_mani_Yves_Rocher

Oggi vorrei parlarvi di un prodotto che durante il nostro week end a 3000 mt e in questi giorni di freddissimo Burian si è rivelato indispensabile: la crema sublimatrice mani e unghie di Yves Rocher.

Questa crema contiene Arnica proveniente da agricoltura biologica, non contiene oli minerali, parabeni e siliconi e il 93% degli ingredienti che la compongono sono di origine naturale quindi, come sempre, dal punto di vista del rispetto della natura Yves Rocher non delude mai!
Nel  nostro week end ad alta quota l’abbiamo portata con noi e, sia io che Luca, ora non possiamo più farne a meno! Idratando perfettamente le mani fino alle unghie ci ha risparmiato quei piccoli e fastidiosissimi taglietti che si formano a causa del freddo e l’abbiamo utilizzata più volte al giorno, in qualsiasi momento della giornata, a volte, quando il freddo si intensificava, l’abbiamo utilizzata anche sul viso con ottimi risultati!

crema sublimatrice mani e unghie Yves_Rocher

La texture è leggera e si asciuga rapidamente e la pelle appare da subito più sana e luminosa.
Il profumo è naturale e delicato, ricorda proprio l’odore dei fiori che si trovano in montagna durante le passeggiate estive. Il formato è comodo e pratico, entra perfettamente nelle tasche della giacca o nella borsa e il prezzo è piccolo tanto quanto il formato, la trovate in negozio oppure online a soli 3,95.

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Un viaggio con il treno rosso del Bernina

Questo viaggio con il treno rosso del Bernina è stato per me uno dei viaggi più desiderati di sempre. Da che abbiamo memoria, io e Luca, siamo sempre rimasti affascinati dalle immagini del trenino rosso, sia immerso nella neve d’inverno che nei verdi prati d’estate.

Abbiamo comprato un pacchetto completo tramite un’agenzia che comprendeva treno rosso andata e ritorno, con possibilità di scendere a tutte le fermate, funivia ed una notte all’hotel Berghaus Diavolezza.

Siamo partiti sabato mattina da Tirano, il percorso è interessante da subito, il treno attraversa il centro del paesino, passando proprio davanti al Santuario della Madonna di Tirano, si dirige poi verso il viadotto elicoidale di Brusio, un tratto davvero molto scenografico, affacciandosi dal finestrino si possono ammirare le altre carrozze del treno correre sul ponte di pietra. Lungo il tragitto si possono scorgere formazioni rocciose tondeggianti simili a iglù, utilizzate in passato per conservare vini e formaggi.

Superato questo tratto si arriva alla fermata Miralago, da qui in poi se siete fortunati, vedrete la montagna specchiarsi nel lago fino alla prossima fermata. ​

Passata la fermata di Poschiavo il treno inizia la sua salita, per guadagnare quota attraversa gallerie impercettibilmente in curva e quindi vi ritroverete il panorama una volta a destra e quella seguente a sinistra! 

Raggiunta la fermata di Cavaglia, se state affrontando il viaggio in una bella stagione, merita una visita il parco delle Marmitte dei Giganti, ve lo sconsiglio d’inverno, rischiereste di non vedere buchi profondi e pericolosi coperti dalla neve e non godreste dello splendore delle cascatine quasi tutte congelate ed innevate.

La fermata successiva è Alp Grum, con il caratteristico ristorante e albergo omonimo dove ci si può fermare per un pranzo, alle spalle del ristorante si trova il Piz Palù e il suo ghiacciaio.

Lasciata questa località il treno prosegue verso il passo del Bernina e costeggia il lago Bianco, un lago artificiale dal bellissimo colore azzurro d’estate e completamente coperto di neve in inverno, meta prediletta dagli amanti dello Snowkite, in parole semplici lo snowboard trainato da aquiloni, ne abbiamo visti davvero tanti, il lago era gremito di persone.

Segue la fermata di Ospizio Bernina, a 2310, rappresenta il punto più alto che raggiungerà il treno, questo luogo rappresenta una linea di confine ideale tra la regione di lingua romancia e quella di lingua italiana.

Le fermate che seguiranno saranno tutte in discesa, raggiunta la fermata Bernina Diavolezza lasciamo il treno per riprendere la corsa fino al capolinea il giorno seguente.

Raggiunta la fermata a pochi passi a piedi si trova l’impianto della funivia, il mio consiglio è di non prenderla subito, fate una passeggiata, qualche foto, guardatevi intorno perchè la seggiovia sale di 1000 metri in pochi minuti e il rischio è di sentirsi male poichè il corpo non è abituato, anche se nell’arco di un’ora e mezza, il treno è comunque salito di 1500 metri di altitudine rispetto al punto di partenza e farne altri 1000 in pochi minuti può avere un forte impatto.
Quando ve la sentite affrontate la funivia, vi auguro di non incontrare molti sciatori altrimenti godrete difficilmente del paesaggio (una singola funivia può trasportare fino a 120 persone) la salita è incredibile, si avverte il vuoto nella pancia in prossimità dei piloni e c’è da rimanere a bocca aperta!

Giunti a quota 3000 metri è qui che ci fermeremo per trascorrere la notte, anche perchè oltre non si può andare, il rifugio si trova proprio sul picco della montagna. La struttura è molto bella e accogliente, il personale è sempre gentile, disponibile e parla italiano, tedesco e inglese in modo impeccabile! Buono il servizio bar, passabile la cena e ottima la colazione, (ricordate che siamo in svizzera e i prezzi sono un po’ più alti che da noi).

​La camera era carinissima, arredata con gusto, con letti e armadi in legno, piumoni caldissimi, borse dell’acqua calda, mele e acqua gratuite, un kit di cortesia davvero molto fornito e uno spettacolo ineguagliabile fuori dalla finestra!
Questa che vedete il foto è l’alba dalla nostra finestra.

Domenica, lasciato il rifugio e presa la funivia praticamente vuota, abbiamo ripreso il treno e abbiamo proseguito il nostro viaggio fino a Saint Moritz. Non ho moltissime foto perchè a causa del forte freddo usciti dall’hotel (intorno ai -23 gradi) la batteria si è immediatamente scaricata, riprendendosi un po’ scendendo di quota.

La prima fermata che si incontra è quella di Morteratsch dalla quale, con un’oretta di cammino, si può raggiungere la base del ghiacciaio, infine dopo qualche altra breve sosta il trenino giunge Saint Moritz, 1775 metri sul livello del mare.
La città è bellissima, in ogni dove si trovano i cartelli con i tempi di percorrenza per le principali attrazioni, chiese, torri, musei.

Questo viaggio è incredibile, lo si fa quasi tutto con la testa fuori dal finestrino increduli della meraviglia che ci si trova di fronte e noncuranti del freddo. Noi lo abbiamo affrontato d’inverno e nonostante la neve sia magica è molto proibitiva per quanto riguarda escursioni e passeggiate, però al contrario, se l’avessimo affrontato con la bella stagione, molto probabilmente, un week end non sarebbe bastato.

Altre curiosità e stranezze sul viaggio:
   In base ai luoghi che si stanno attraversando le fermate e le curiosità su di esse vengono annunciate nella rispettiva lingua, si parte da Tirano con gli annunci prima in italiano e poi in tedesco e si arriva per esempio a Ospizio Bernina con annunci in Romancio, Tedesco e inglese.
   Gli euro vengono accettati quasi ovunque anche se la maggior parte delle volte il resto vi sarà reso in franchi.
   Le batterie al litio tendono a scaricarsi quasi completamente in pochi secondi con la temperatura sotto lo zero.
   Nella svizzera tedesca la pasta viene utilizzata più come un contorno che come un primo, quindi spesso, lessata e scondita, accompagna piatti di carne o di pesce, anche se non la ordinate!

Rifugio Venini

Con le giornate che si accorciano sempre di più e l’arrivo dei primi freddi inizia a diventare difficile organizzare escursioni in giornata, più che altro per non ritrovarsi su strade strette e mai praticate prima completamente al buio.

Qualche settimana fa abbiamo deciso di esplorare il monte Galbiga, c’eravamo già stati un anno fa ma per un pranzo tra amici al rifugio alpe di Colonno (tra l’altro, polenta buonissima, super consigliato!) e non avevamo avuto occasione di vedere nulla.
Esistono due strade per raggiungere la Valle d’Intelvi, la prima, più breve, attraversa la Svizzera ma alla dogana dovrete pagare 40 euro per l’utilizzo dell’autostrada, la seconda leggermente più lunga ma molto più panoramica costeggia il lago di Como, percorrendo l’autostrada A9 prendete l’uscita per il Lago di Como, ultima uscita autostradale prima del confine di stato, si prosegue fino al comune di Argegno e da qui si percorre la strada statale 340 e in seguito la strada provinciale 13 fino al rifugio Boffalora, dove si lascia l’auto e si prosegue a piedi.
La strada è tutta asfaltata e percorribile anche in auto, ma se lo si facesse ci si perderebbe l’incredibile panorama, il percorso non presenta alcun tipo di difficoltà e può essere percorso anche dai più piccoli (sempre che abbiano voglia di camminare!), usciti dal bosco si può ammirare il bellissimo lago di Como sul lago destro 

e passata la casa che si trova sul lato sinistro si potrà scorgere anche il lago di Lugano

la strada che abbiamo percorso fino ad ora diviene sterrata nell’ultimo centinaio di metri che ci separa dal rifugio.
La percorrenza è di un’ora precisa con un passo normale, il rifugio è visibile quasi per l’intera durata del percorso e il dislivello è di 324m.

​INFORMAZIONI UTILI

Provincia: Como. Località: Galbiga. Comune: Lenno. Valle: Intelvi (1576 m.)
Da Rifugio Boffalora. Tempo: 01.00. Dislivello: 325m. Difficoltà: Principiante.
Da Bene Lario. Tempo: 03:00. Dislivello: 1200mt. Difficoltà: esperto.

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Vitalis, Dr Joseph

vitalis_dr_joseph

Oggi vi voglio parlare di un’eccellenza del Südtirol in campo di cosmesi che ha un riguardo particolare nei confronti della natura: VITALIS Dr Joseph.

Questa azienda fa qualcosa di straordinario, riesce a racchiudere in ogni singolo prodotto la saggezza della medicina popolare e dei rimedi naturali con l’innovazione e le moderne scoperte scientifiche.
Per loro “imparare dalla natura significa imparare ogni giorno qualcosa di nuovo” e non c’è niente che io approvi di più, come ormai ben sapete.
Vi parlo in particolare di due prodotti che ho avuto l’opportunità di provare, il primo è una crema viso idratante, che uso tutti i giorni, specialmente durante le escursioni in montagna, la applico anche più volte al giorno per proteggermi dal vento, dal freddo, dal sole caldo fuori stagione e dalla disidratazione (oltre a bere molta, moltissima acqua!)
Il secondo è un siero idratante che applico tutte le mattine prima della crema e tutte le sere per lasciare la pelle fresca e pulita. La texture è perfetta, di facile applicazione, si assorbe completamente e non lascia tracce, sembra di non averla nemmeno addosso, il colorito della pelle migliora fin da subito apparendo più fresco e roseo.

vitalis_dr_joseph

I profumi sono sensazionali, tolto il tappo sprigionano un concentrato di natura, si percepisce proprio l’odore fresco e avvolgente dei fiori.
I barattoli sono in vetro con tappo in legno quindi riciclabili all’infinito nel più totale rispetto dell’ambiente.
Ho veramente adorato questi prodotti e soprattutto l’impegno e l’attenzione che vengono impiegati per produrli.

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Momenti Detox

linea elixir jeunesse di Yves Rocher

Ho voluto aspettare qualche settimana prima di scrivere questo post perchè non si può parlare sinceramente di un’intera linea di cosmetici prima di averla applicata con costanza e per un consistente lasso di tempo.

Quindi ora sono pronta a fornirvi tutte le informazioni necessarie e la mia personale esperienza.
Partiamo dal principio,
ma di cosa sto parlando?
Della nuova linea ELIXIR JEUNESSE di Yves Rocher
primo punto fondamentale SENZA SILICONI, SENZA OLI MINERALI E SENZA PARABENI. 
Quindi non danneggia la nostra pelle e nemmeno la natura. 
Di cosa si tratta?
Di una linea adatta a ragazze e donne urbane, che convivono con stress, inquinamento, alimentazione scorretta e vita frenetica che purifica la pelle e ne previene l’invecchiamento, ebbene si, l’invecchiamento bisogna combatterlo fin da giovanissime perchè fattori come l’inquinamento e l’esposizione ai raggi solari sono acceleratori di questo processo.
Di cosa si compone la linea?
Di un’acqua micellare detergente, da applicare mattino e sera.
una maschera flash ossigenante, da applicare due volte a settimana.
un siero doppia azione (riparazione e antinquinamento), da applicare mattina e sera con risultati evidenti già dopo un mese!
un roll on defaticante occhi, da applicare mattina e sera.
un trattamento ristrutturante giorno, da applicare ogni mattina.
e una sleeping care da applicare prima di andare a dormire.
Il componente alla base di questi prodotti deriva dall’Aphloia, un albero del Madagascar che possiede straordinarie capacità di rinnovamento e riparazione.

linea elixir jeunesse di Yves Rocher

Cosa ne penso?
Sinceramente ho sempre e solo utilizzato prodotti per la pelle grassa perchè fin da giovanissima l’acne mi ha sempre tormentata ed ero un po’ scettica sull’utilizzare una linea anti-invecchiamento a questa età ma mi sono dovuta ricredere, dopo quasi 3 settimane di applicazione l’aspetto della pelle è visibilmente migliorato, la pelle è molto più liscia, uniforme e con pochissime impurità, i prodotti si asciugano perfettamente non lasciano unto quindi sono adatti anche a chi ha una pelle grassa e non tirano o seccano dopo il completo assorbimento.
Come sempre quando si parla di questo marchio si nota che gli ingredienti naturali sono di altissima qualità e i vasetti in vetro riciclabile e il cartone proveniente da foreste gestite responsabilmente sono sempre una garanzia di rispetto della natura. 
Continuerò ad utilizzarli perchè nonostante siano molti e quindi l’applicazione richieda tempo, sono comunque una scusa per ritagliarsi un momento e coccolare la propria pelle ogni giorno, un rituale che allontana lo stress ed emana un profumo che ti fa sembrare di essere in mezzo alla natura anche nel caos della città.

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