Cascata Acquafraggia

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TREKKING ALLE CASCATE DELL'ACQUAFRAGGIA, PERCORSO DA PIURO A SAVOGNO.

Indirizzo: Cascate di Acquafraggia, 23020, Piuro, SO – Italia.
Tipo di percorsoE (medio) nel tratto del sentiero panoramico e T (turistico) nel tratto della mulattiera.
Tempo di percorrenza: 1.40 fino a Savogno, 3 ore per il giro ad anello senza soste.

COME ARRIVARE

Arrivati a Chiavenna, troverete le indicazioni ben segnalate per raggiungere le cascate dell’Acquafraggia.
Una volta arrivati non avrete bisogno di cercarle perchè vi basterà alzare lo sguardo e le vedrete li, maestose ed imponenti.
Quindi, tirate fuori gli scarponi e preparatevi per questo nuovo pomeriggio di trekking.
Ci sono due percorsi per raggiungere il paese di Savogno,che si trova in cima alla cascata, entrambi si sviluppano per tutta la loro lunghezza sotto la fresca ombra del bosco.
Un sentiero è a scalini e segue la mulattiera mentre l’altro è un sentiero panoramico, ed è quello che abbiamo deciso di percorrere noi.
Rivolti verso la cascata si prosegue verso sinistra, fino alla fine degli argini di cemento che contengono il fiume, e poi si svolta a destra.

fiume sul lato sinistro della cascata acquafraggia, piuro, valchiavenna, sondrio, hikes on planet earth, passeggiate sul pianeta terra, trekking in lombardia

DIAMO IL VIA ALLA SALITA

Questo sentiero è quello un po’ più duro (ed è classificato appunto con la lettera E).
Non vi nascondo che abbiamo fatto fatica e ci siamo spesso fermati a prendere fiato!
Il dislivello è impegnativo, in circa 5 km si affrontano 500 m di salita continua ed è quindi necessaria un minimo di preparazione.
Lungo il sentiero si incontrano due punti panoramici:

  •  un ponticelli in legno dal quale osservare la maestosità della cascata a sinistra e la vallata con i suoi paesini a destra.
  •  un ponte in legno più grande, poco più in alto, dal quale si può ammirare la sorgente della cascata.
ponticello sulla cascata acquafraggia, piuro, valchiavenna, sondrio, hikes on planet earth, passeggiate sul pianeta terra, trekking in lombardia
sorgente della cascata acquafraggia, piuro, valchiavenna, sondrio, hikes on planet earth, passeggiate sul pianeta terra

ARRIVO A DESTINAZIONE

Da quest’ultimo punto panoramico in venti minuti si raggiunge Savogno, a quota 932 m, che è stato fino a pochi anni fa un paese fantasma.
Oggi sta lentamente riprendendo vita, grazie soprattutto alla presenza di un Rifugio che offre cibo e alloggi.
Dal prato antistante la chiesa si scorge un magnifico belvedere  ed è proprio qui che ci fermiamo per consumare il nostro pranzo al sacco.

vista dalla cascata acquafraggia, piuro, valchiavenna, sondrio, hikes on planet earth, passeggiate sul pianeta terra
paese di savogno in cima alla cascata acquafraggia, piuro, valchiavenna, sondrio, hikes on planet earth, passeggiate sul pianeta terra.

PRONTI PER LA DISCESA

Per scendere di nuovo alla base della cascata dell’Acquafraggia le opzioni sono sempre due ma in entrambi i casi bisogna uscire dal paese per lo stesso percorso che abbiamo affrontato salendo.
Arrivati alla pensilina in legno con la mappa potete decidere se proseguire sullo stesso sentiero di prima o se percorrere la mulattiera, sulla sinistra, che fisicamente è meno impegnativa, ed è formata da 2866 gradini. 
Il percorso finisce tra le case, dalla parte opposta rispetto a dove avevamo intrapreso il sentiero.
Giunti di nuovo al punto di partenza ci si può fermare nel prato sottostante per riposarsi all’ombra e rinfrescarsi con le goccioline d’acqua che arrivano dalla cascata.
Se invece siete appassionati di arrampicata non molto distante potrete trovare una falesia.
Ricordate che nei week end, specialmente in caso di bel tempo, il prato è sempre affollatissimo!

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Cascate nascoste nella provincia di Varese

Questo è un post in continuo aggiornamento, una guida pratica e utile di tutte le cascate presenti nel varesotto, mano a mano che riusciremo a documentarle le inseriremo qui e siamo sempre aperti a consigli e suggerimenti!
Forse in molti non sanno che la provincia di Varese è ricca di cascate e di magnifici luoghi nascosti, noi cercheremo di scovarne il più possibile.

CASCATA DI CITTIGLIO

La prima cascata che abbiamo visitato è stata quella di Cittiglio, dico cascata al singolare anche se in realtà sarebbero 3 perchè una frana di ormai più di 6 anni fa impedisce di raggiungere la seconda e la terza. Si lascia l’auto nel parcheggio di fronte al giardino comunale del paese e si prosegue a piedi seguendo le indicazioni. Il sentiero è  ben segnalato e in una ventina di minuti, senza difficoltà si raggiunge la cascata, non la si può vedere bene di fronte a meno che non si decida di mettere i piedi nell’acqua, seguendo il torrente si possono trovare altri bei saltelli, dei ponticelli caratteristici e se ci andate in autunno anche tante, tantissime castagne.

CASCATA DEL PESEGH

Questa cascata è stata un po’ difficile da raggiungere non perchè avesse grandi difficoltà di percorso, anzi non ne ha per niente, semplicemente perchè non si capisce da dove intraprendere il sentiero. Arrivati nel paese di Brinzio, provenendo da Rasa, al benzinaio ci si trova di fronte ad un bivio, prendete la strada che va verso destra e lasciate l’auto davanti alla casa gialla che sta sulla sinistra, aguzzate la vista perchè passata la casa sarà impossibile lasciare l’auto altrove e dovrete percorrere dei chilometri prima di trovare uno spiazzo sufficiente per fare manovra e tornare indietro. Lasciata l’auto nel punto indicato si prosegue a piedi lungo la via Marconi e a metà del guardrail in curva c’è un piccolo cartello di legno che indica la cascata, non scendete nel bosco prima o dopo questo cartello o non troverete il sentiero. La strada è semplice, breve (ci vorranno all’incirca 15 minuiti) e attraversa le rovine di una ex Filanda, davvero molto suggestive. Proseguendo oltre le rovine il rumore della cascata sarà inconfondibile e vi guiderà, è davvero tanto rumorosa quanto spettacolare, per molto tempo fu utilizzata come fonte di energia.

CASCATA DI CUASSO

Trovare questa cascata è stata una vera e propria impresa, i cartelli lungo il sentiero non sono precisi e i siti internet che la documentano non ci sono stati d’aiuto quindi cercherò di spiegarvi tutto il più dettagliatamente possibile per evitare che finiate, come noi, a camminare 10km quando avete la cascata sotto il naso!

Si percorre la sp29 in direzione Cuasso al Monte, una volta giunti in zona seguite prima le indicazioni per Cavagnano, una volta raggiunto il paese seguire i cartelli che indicano il cimitero, questo è il posto migliore dove lasciare l’auto. Scarponi ai piedi e zaini in spalla, si prosegue in salita lungo la strada asfaltata, superati un paio di tornanti ci si trova di fronte una stradina con il cartello “rispetta la natura” che indica l’ingresso nel bosco.
Si cammina lungo il letto di un torrentello secco e pieno di ciottoli, lungo questo sentiero sulla sinistra si incontra una piccola cappelletta, proseguite dritto, si arriva infine ad un bivio con 3 cartelli, alcuni caduti, altri girati al contrario, prendete la strada che va verso destra, ​dopo pochi passi potrete intravedere il letto del torrente sulla sinistra e lo spettacolare ponticello, 

non attraversate il fiume ora ma proseguite sul vostro percorso e attraversatelo facendo uso del ponticello. Con il ponte alle spalle, prendete il sentiero che scende verso sinistra (i sentieri sulla destra portano all’alpe tedesco e al confine con la svizzera).

Occhi aperti perchè il bosco è molto fitto, dopo pochi metri troverete, sul lato detro della strada, i cartelli che indicano il sentiero, ​e degli scalini che scendono verso sinistra, arrivati in fondo agli scalini si apre la vista sulla meravigliosa cascata!

CASCATA DI FERRERA DI VARESE

forse in assoluto uno dei luoghi più facili da raggiungere.
Raggiunto il paese Ferrera di Varese ci sono molti posti dove lasciare l’auto (parcheggio delle poste, del municipio..), i più comodi sono il parcheggio della scuola materna e quello vicino alla fermata dell’autobus. Lasciata l’auto seguire i cartelli marroni che indicano la cascata. 
Entrati nel parco, a piedi, vi troverete di fronte ad una strada in curva, imboccando la stradina che si trova proprio sulla curva vi troverete subito di fronte alla cascata di Ferrera.

Se invece di prendere la stradina sulla curva proseguite sul ponticello che passa sopra al ruscello incontrerete la 

CASCATA FERMONA

dopo una passeggiata di 5 minuti lungo il sentiero, giunti alla fine della strada si incontra una discesa, breve ma piuttosto intensa che porta a questa maestosissima cascata.

CASCATA DELLA FRODA

Per arrivare al sentiero per questa cascata bisogna percorrere la sp69, verso Castelvaccana, tra Portovaltravaglia e caldè, troverete la svolta per Nasca, guinti in paese si prosegue per S. Antonio fino a trovate il cartello con l’indicazione ” cascata della froda” dopo più o meno 1 km, proprio davanti al cartello, sull’altro lato della strada c’è un mini spiazzo dove lasciare l’auto, c’è posto per una, massimo due auto, quindi l’alternativa è lasciare la macchina a S. Antonio e percorrere il chilometro a piedi. Il percorso è semplice, ben segnalato e dura più o meno 30 minuti, per amminare la cascata da vicino bisogna passare sopra al ponticello in ferro e salire su una piccola scaletta metallica 

proseguendo in auto lungo la strada trovate le indicazioni per il poggiolo di castelvaccana, un meraviglioso punto panoramico, il sentiero per arrivarci è breve ma molto, molto intenso, una sudata che vale la pena fare per il bellissimo panorama!

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Diga del Gleno

Trekking alla Diga del Gleno, sentiero da Pianezza alla diga.

indirizzo: 24020 Pianezza BG.
tipo di percorso: T (turistico, semplice)
tempi di percorrenza: 1 ora per raggiungere la diga.

Questo sentiero è perfetto da affrontare in qualsiasi stagione per il percorso breve, senza difficoltà e per i colori da mozzare il fiato.

Il percorso è quello che porta dalla frazione Pianezza (1267m) nel comune di Vilminore di Scalve fino alla Diga del Gleno.
Potete lasciare l’auto nel parcheggio vicino alla chiesa, in caso fosse pieno (come spesso accade) potete parcheggiare lungo la strada.
Messi gli scarponi, si imbocca la stradina in sampietrini alla destra della vasca con la fontana e si svolta immediatamente a destra nella primissima via tra le case. 
Da qui si affronta una scalinata naturale che ci porterà in prossimità di alcune baite e si prosegue in salita all’ombra del bosco.
Arrivati di fronte ad una passerella in cemento che incrocia il nostro cammino proseguiamo verso sinistra, da questo momento il sentiero sarà in piano e in alcuni punti sarà protetto da barriere e scavato nella roccia.

Lo spettacolo che si apre di fronte ai nostri occhi è ciò che rimane della Diga del Gleno e rappresenta il ricordo di una dolorosissima tragedia. Infatti, dopo pochissimi anni dalla sua costruzione, a seguito del riempimento dell’invaso, la diga cedette e causò la morte di almeno 350 persone. 

Oggi è un punto di ritrovo per camminatori, amanti della montagna ma anche per tante famiglie con bambini.
Potrete anche trovare un bivacco dove ripararvi in caso di pioggia e un piccolo bar dove sorseggiare un tè caldo ammirando gli incredibili colori del lago.

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Villa Della Porta Bozzolo

Oggi parliamo di qualcosa di diverso dalle solite escursioni, parliamo di un posto che secondo me rappresenta il giusto mix tra natura e cultura: la villa della porta Bozzolo.

Ovviamente, come ormai ben sapere, se non ci fosse di mezzo un’attività all’aria aperta e una passeggiata non sarei nemmeno qui a parlarvene, quindi iniziamo!
prima di tutto qualche informazione pratica:
In auto, prendendo l’Autostrada dei Laghi A8 Milano-Varese in direzione Sesto Calende-Gravellona Toce, uscite a Vergiate-Sesto e proseguite in direzione Besozzo-Laveno. Dopo Gemonio proseguite per Valcuvia-Luino, fino a Casalzuigno, via Bozzolo 5.
Al vostro arrivo troverete un’ampia area di parcheggio gratuita per i visitatori.

Questa villa era la dimora di campagna della famiglia Della Porta.

Al suo interno si trova un torchio, una cantina per la produzione dei vini e una filanda per i bachi da seta.
Ai piani superiori della villa si trovano invece un’infinità di saloni, salotti, stanze da letto, arredi sfarzosi, dipinti e libri antichi.

All’esterno il maestoso giardino all’italiana, di cui è impossibile non innamorarsi, le terrazze in pietra raggiungono la cima della collina ed è qui che, tirando fuori il vostro spirito da Hikers, potrete cimentarvi in una passeggiata verticale per ammirare dall’alto il panorama circostante.

La villa fu salvata nell’800 dal senatore Bozzolo ed è grazie al suo intervento e quello successivo del FAI che oggi la Villa è il luogo perfetto per trascorrere la giornata tra la visita degli interni, il parco, il roseto, il giardino segreto all’interno del quale viene allestito un mercatino di fiori e prodotti artigianali (tra cui il gelato alle rose!) e potete anche decidere se trascorrere la vostra pausa pranzo al “La cucina di casa” o nell’area picnic attrezzata.

Gli orari di apertura sono:
Dal mercoledì alla domenica, ore 10:00 – 18:00 (da marzo a settembre)
Dal mercoledì alla domenica, ore 10:00 – 17:00 (ottobre e novembre)
il prezzo del biglietto intero è di € 8 (da mercoledì a sabato) e di € 9 la domenica, con visita guidata. i bambini fino a 14 anni pagano € 4 mentre per i bambini sotto i 4 anni l’ingresso è gratuito. Sono disponibili anche degli sconti per famiglie.

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Sentiero delle cascate di Monticelli Brusati

Questa escursione è stata la più divertente affrontata fino ad ora.

Prima di iniziare il racconto vi lascio qualche dettaglio tecnico per raggiungere il posto:
percorrendo l’autostrada A4 si esce ad ospitalletto e poi si seguono le indicazioni per la val camonica. Si imbocca la superstrada e si passa il paese di Paderno Franciacorta, poi si gira a destra verso Monticelli Brusati. All’interno del paese ci sono numerosi parcheggi, noi vi consigliamo quello di Foina che non è nè troppo vicino nè troppo lontani quindi quasi certamente troverete posto.
Usciti dal parcheggio di prosegue verso Gaina e da qui sempre dritto si entra nel bosco, dopo un brevissimo tratto in mezzo alla natura ci si trova ad  un bivio, se si prosegue dritto in direzione della cascata si intraprende il sentiero per escursionisti esperti se invece si sceglie il sentiero indicato con la lettera A che sale verso sinistra allora si va incontro ad un sentiero semplice e adatto a tutti. 
Noi optiamo per proseguire in direzione della prima cascata, alla destra della quale si erige una scala in metallo alta 10 metri, l’affrontiamo tenendoci saldamente al corrimano senza nessuna difficoltà.

Da qui inizia un percorso fatto di cascatelle e attraversamenti da un lato all’altro del corso d’acqua.

Alla fine del sentiero bisogna guadare nuovamente il fiume per aggrapparsi alle catene sul lato opposto, questa ferrata è abbastanza semplice, creata per insegnare ai principianti come muoversi ma cercate comunque di porre moltissima attenzione perché le scarpe, rese scivolosissime dal fango, possono rappresentare un vero e proprio problema.

​Passato questo tratto si giunge di fronte ad una cascatina divisa in due, sul lato sinistro, le catene salgono in verticale, sormontata la cascata è passato anche il tratto più impegnativo del percorso.

​Da qui in poi si prosegue su un normale sentiero fino all’ultima e maestosa cascata a sinistra della quale troviamo l’ultima scaletta del percorso.

A monte della scala, seguendo il semplice e ampio sentiero indicato con la lettera A si torna rapidamente al punto di partenza.
Il percorso è ad anello e ha una durata complessiva di 2 ore.
Se lo affrontate con i bambini o se non ve la sentire di passare per la ferrata il sentiero indicato con la lettera A è semplice, senza difficoltà e incrocia lungo il cammino tutte le cascate presenti!

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Il giardino segreto sul Lago di Como

Questa volta lo dobbiamo ammettere, il giardino non è una nostra scoperta, ne abbiamo sentito parlare al TG regionale come luogo ormai abbandonato e non più frequentato da turisti quindi la mattina seguente ci siamo precipitati per dare un’occhiata.

Il giardino in questione è il Giardino del Merlo a Musso, sul lago di Como.
Superata la chiesa San Biagio, più o meno al civico 8 della via Musso, ci sono dei parcheggi e vi conviene lasciare qui l’auto, il giardino dista circa 10 minuti a piedi.
Camminando sempre dritto davanti a voi vedrete una galleria sul lato sinistro, proseguite dritto e incontrerete un cancello marrone che chiude una strada in salita, destinazione raggiunta! Aprite il cancello e non dimenticatevi di richiuderlo dietro di voi (come per tutti quelli che troverete su questo cammino).
Il giardino in origine nacque come giardino botanico quindi è costruito a terrazzamenti con piante e fiori di diversa natura e origine, alcune conservano ancora le indicazioni con il nome.

Ciò che colpisce da subito è che da ogni balconata è possibile ammirare l’immensità del lago e la maestosità delle montagne sullo sfondo.
Questo giardino, prima di essere abbandonato, fu il luogo in cui un nobile di Dongo veniva a rifugiarsi quindi ogni tanto mentre salite osservate bene la parete di pietra alla vostra sinistra e se scorgerete la forma di una porta… spingetela e lasciatevi sorprendere!

il sentiero procede fino alla chiesetta di Santa Eufemia, da qui, la vista sul lago è spettacolare.

​Questo luogo è una chicca che dovete assolutamente conoscere se siete della zona, è perfetta per una passeggiata non troppo impegnativa, per scattare qualche foto da un punto panoramico o per leggere un buon libro immersi nel silenzio della natura.

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Un viaggio con il treno rosso del Bernina

Questo viaggio con il treno rosso del Bernina è stato per me uno dei viaggi più desiderati di sempre. Da che abbiamo memoria, io e Luca, siamo sempre rimasti affascinati dalle immagini del trenino rosso, sia immerso nella neve d’inverno che nei verdi prati d’estate.

Abbiamo comprato un pacchetto completo tramite un’agenzia che comprendeva treno rosso andata e ritorno, con possibilità di scendere a tutte le fermate, funivia ed una notte all’hotel Berghaus Diavolezza.

Siamo partiti sabato mattina da Tirano, il percorso è interessante da subito, il treno attraversa il centro del paesino, passando proprio davanti al Santuario della Madonna di Tirano, si dirige poi verso il viadotto elicoidale di Brusio, un tratto davvero molto scenografico, affacciandosi dal finestrino si possono ammirare le altre carrozze del treno correre sul ponte di pietra. Lungo il tragitto si possono scorgere formazioni rocciose tondeggianti simili a iglù, utilizzate in passato per conservare vini e formaggi.

Superato questo tratto si arriva alla fermata Miralago, da qui in poi se siete fortunati, vedrete la montagna specchiarsi nel lago fino alla prossima fermata. ​

Passata la fermata di Poschiavo il treno inizia la sua salita, per guadagnare quota attraversa gallerie impercettibilmente in curva e quindi vi ritroverete il panorama una volta a destra e quella seguente a sinistra! 

Raggiunta la fermata di Cavaglia, se state affrontando il viaggio in una bella stagione, merita una visita il parco delle Marmitte dei Giganti, ve lo sconsiglio d’inverno, rischiereste di non vedere buchi profondi e pericolosi coperti dalla neve e non godreste dello splendore delle cascatine quasi tutte congelate ed innevate.

La fermata successiva è Alp Grum, con il caratteristico ristorante e albergo omonimo dove ci si può fermare per un pranzo, alle spalle del ristorante si trova il Piz Palù e il suo ghiacciaio.

Lasciata questa località il treno prosegue verso il passo del Bernina e costeggia il lago Bianco, un lago artificiale dal bellissimo colore azzurro d’estate e completamente coperto di neve in inverno, meta prediletta dagli amanti dello Snowkite, in parole semplici lo snowboard trainato da aquiloni, ne abbiamo visti davvero tanti, il lago era gremito di persone.

Segue la fermata di Ospizio Bernina, a 2310, rappresenta il punto più alto che raggiungerà il treno, questo luogo rappresenta una linea di confine ideale tra la regione di lingua romancia e quella di lingua italiana.

Le fermate che seguiranno saranno tutte in discesa, raggiunta la fermata Bernina Diavolezza lasciamo il treno per riprendere la corsa fino al capolinea il giorno seguente.

Raggiunta la fermata a pochi passi a piedi si trova l’impianto della funivia, il mio consiglio è di non prenderla subito, fate una passeggiata, qualche foto, guardatevi intorno perchè la seggiovia sale di 1000 metri in pochi minuti e il rischio è di sentirsi male poichè il corpo non è abituato, anche se nell’arco di un’ora e mezza, il treno è comunque salito di 1500 metri di altitudine rispetto al punto di partenza e farne altri 1000 in pochi minuti può avere un forte impatto.
Quando ve la sentite affrontate la funivia, vi auguro di non incontrare molti sciatori altrimenti godrete difficilmente del paesaggio (una singola funivia può trasportare fino a 120 persone) la salita è incredibile, si avverte il vuoto nella pancia in prossimità dei piloni e c’è da rimanere a bocca aperta!

Giunti a quota 3000 metri è qui che ci fermeremo per trascorrere la notte, anche perchè oltre non si può andare, il rifugio si trova proprio sul picco della montagna. La struttura è molto bella e accogliente, il personale è sempre gentile, disponibile e parla italiano, tedesco e inglese in modo impeccabile! Buono il servizio bar, passabile la cena e ottima la colazione, (ricordate che siamo in svizzera e i prezzi sono un po’ più alti che da noi).

​La camera era carinissima, arredata con gusto, con letti e armadi in legno, piumoni caldissimi, borse dell’acqua calda, mele e acqua gratuite, un kit di cortesia davvero molto fornito e uno spettacolo ineguagliabile fuori dalla finestra!
Questa che vedete il foto è l’alba dalla nostra finestra.

Domenica, lasciato il rifugio e presa la funivia praticamente vuota, abbiamo ripreso il treno e abbiamo proseguito il nostro viaggio fino a Saint Moritz. Non ho moltissime foto perchè a causa del forte freddo usciti dall’hotel (intorno ai -23 gradi) la batteria si è immediatamente scaricata, riprendendosi un po’ scendendo di quota.

La prima fermata che si incontra è quella di Morteratsch dalla quale, con un’oretta di cammino, si può raggiungere la base del ghiacciaio, infine dopo qualche altra breve sosta il trenino giunge Saint Moritz, 1775 metri sul livello del mare.
La città è bellissima, in ogni dove si trovano i cartelli con i tempi di percorrenza per le principali attrazioni, chiese, torri, musei.

Questo viaggio è incredibile, lo si fa quasi tutto con la testa fuori dal finestrino increduli della meraviglia che ci si trova di fronte e noncuranti del freddo. Noi lo abbiamo affrontato d’inverno e nonostante la neve sia magica è molto proibitiva per quanto riguarda escursioni e passeggiate, però al contrario, se l’avessimo affrontato con la bella stagione, molto probabilmente, un week end non sarebbe bastato.

Altre curiosità e stranezze sul viaggio:
   In base ai luoghi che si stanno attraversando le fermate e le curiosità su di esse vengono annunciate nella rispettiva lingua, si parte da Tirano con gli annunci prima in italiano e poi in tedesco e si arriva per esempio a Ospizio Bernina con annunci in Romancio, Tedesco e inglese.
   Gli euro vengono accettati quasi ovunque anche se la maggior parte delle volte il resto vi sarà reso in franchi.
   Le batterie al litio tendono a scaricarsi quasi completamente in pochi secondi con la temperatura sotto lo zero.
   Nella svizzera tedesca la pasta viene utilizzata più come un contorno che come un primo, quindi spesso, lessata e scondita, accompagna piatti di carne o di pesce, anche se non la ordinate!

Rifugio Venini

Con le giornate che si accorciano sempre di più e l’arrivo dei primi freddi inizia a diventare difficile organizzare escursioni in giornata, più che altro per non ritrovarsi su strade strette e mai praticate prima completamente al buio.

Qualche settimana fa abbiamo deciso di esplorare il monte Galbiga, c’eravamo già stati un anno fa ma per un pranzo tra amici al rifugio alpe di Colonno (tra l’altro, polenta buonissima, super consigliato!) e non avevamo avuto occasione di vedere nulla.
Esistono due strade per raggiungere la Valle d’Intelvi, la prima, più breve, attraversa la Svizzera ma alla dogana dovrete pagare 40 euro per l’utilizzo dell’autostrada, la seconda leggermente più lunga ma molto più panoramica costeggia il lago di Como, percorrendo l’autostrada A9 prendete l’uscita per il Lago di Como, ultima uscita autostradale prima del confine di stato, si prosegue fino al comune di Argegno e da qui si percorre la strada statale 340 e in seguito la strada provinciale 13 fino al rifugio Boffalora, dove si lascia l’auto e si prosegue a piedi.
La strada è tutta asfaltata e percorribile anche in auto, ma se lo si facesse ci si perderebbe l’incredibile panorama, il percorso non presenta alcun tipo di difficoltà e può essere percorso anche dai più piccoli (sempre che abbiano voglia di camminare!), usciti dal bosco si può ammirare il bellissimo lago di Como sul lago destro 

e passata la casa che si trova sul lato sinistro si potrà scorgere anche il lago di Lugano

la strada che abbiamo percorso fino ad ora diviene sterrata nell’ultimo centinaio di metri che ci separa dal rifugio.
La percorrenza è di un’ora precisa con un passo normale, il rifugio è visibile quasi per l’intera durata del percorso e il dislivello è di 324m.

​INFORMAZIONI UTILI

Provincia: Como. Località: Galbiga. Comune: Lenno. Valle: Intelvi (1576 m.)
Da Rifugio Boffalora. Tempo: 01.00. Dislivello: 325m. Difficoltà: Principiante.
Da Bene Lario. Tempo: 03:00. Dislivello: 1200mt. Difficoltà: esperto.

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