Lago del Bianco, Alpe Veglia

lago del bianco alpe veglia hikes on planet earth passeggiate sul pianeta terra

Indirizzo: Ponte Campo, 28868 Varzo VB
Difficoltà: E (escursionistico di medio livello).
Tempo di percorrenza: 3 ore fino al lago Del Bianco.

Avevamo visto qualche foto di questo laghetto alpino e l’alpe Veglia era già sulla nostra lista da un pezzo ed è cosi che, presi dall’euforia, abbiamo commesso dei piccoli errori che hanno reso il nostro giro un po’ più lungo e impegnativo del previsto;

​Primo tra tutti abbiamo lasciato l’auto a San Domenico, appena abbiamo trovato un parcheggio gratuito, ecco, voi NON FATELO, proseguite fino a Ponte Campo, li si trova il vero inizio del sentiero con parcheggio a pagamento, 3€ per l’intera giornata, che vi risparmierà 35 minuti in più di cammino su strada asfaltata, che all’andata sono tutti in discesa ma al ritorno, dopo tante ore di cammino saranno tutta faticosissima salita!

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L’inizio del sentiero è subito fuori dal parcheggio, il primo tratto di strada è carrozzabile, all’ingresso nel bosco la salita è abbastanza dolce ma superata la sbarra, e ammirate le stupende cascate, tutto diventa più impegnativo. ​

sentiero alpe veglia hikes on planet earth passeggiate sul pianeta terra trekking piemonte
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Una piccola cappelletta sul lato destro della strada indica l’inizio del tratto in piano, sempre molto largo e facilmente percorribile, passiamo sul ponticello in legno che attraversa il fiume proseguiamo dritto e sul lato destro incontriamo una maestosa cascata, uno strappo finale in salita e raggiungiamo il rifugio CAI Arona a quota 1760mt, più o meno un’ora e mezza di cammino dalla partenza.

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​Entrando all’interno dello steccato in legno del rifugio, sul lato sinistro dell’edificio, troverete una fontanella dove fare rifornimento di acqua fresca e riposare qualche minuto all’ombra per poi procedere sul retro del rifugio su un piccolo e ripido sentiero che conduce al lago. Dopo alcuni minuti di salita molto impegnativa incontriamo un bivio con un cartello che indica lago Del Bianco in entrambe le direzioni, prendiamo il sentiero di sinistra, quello che indica il tempo di percorrenza più breve per raggiungere la meta. Ci incamminiamo all’ombra di un bosco pianeggiante per una decina di minuti, usciti dal bosco inizia la fase davvero impegnativa, la salita si fa molto ripida e sassosa, dopo poco più di mezz’ora di salita si incontra un bivio all’ombra di un albero, su un sasso troviamo l’indicazione per la Conca Mottisca a sinistra quindi proseguiamo verso destra. 

sentiero alpe veglia hikes on planet earth passeggiate sul pianeta terra trekking piemonte
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Dopo un’altra breve ma impegnativa salita incontriamo una pietraia in piano che conduce al lago. Siamo a quota 2170 mt di altitudine, ad un’ora e 20 di cammino dal rifugio e il panorama è meraviglioso.

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Orridi di Uriezzo

marmitte dei giganti orridi di uriezzo baceno val ossola hikes on planet earth

Via Guglielmo Marconi, 51, 28861 Baceno VB

 T (percorcorso turistico facile)

 90 minuti per il giro completo.

Questa è una passeggiata semplice, adatta a tutti, a famiglie con bambine e a chiunque voglia avvicinarsi al mondo delle escursioni nella natura.

orridi di uriezzo baceno val ossola hikes on planet earth

Come sempre fate attenzione, tenete i bambini vicino a voi, indossate scarpe adatte e guardate dove mettete i piedi!
Ci sono molti punti da cui è possibile intraprendere il sentiero, noi abbiamo scelto di partire da Baceno perché è il punto che conosciamo meglio, c’è un bar che prepara bioches strepitose in centro al paese e c’è molto parcheggio a disposizione (entrando in paese, dubito dopo la farmacia sulla sinistra c’è un grande parcheggio libero o, se avete fortuna, potete trovare spazio proprio di fronte alla chiesa di San Gaudenzio)
​Quindi iniziamo:
Arrivati alla chiesa di San Gaudenzio si scende per il sentiero proprio vicino agli scalini della chiesa, sul lato sinistro, e si segue la mulattiera.

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Al secondo bivio (è comunque ben segnalato, non vi preoccupate) si prende il sentiero a sinistra che conduce ad uno spiazzo con una piccola centrale elettrica, da qui si sale seguendo il sentiero protetto dalle barriere e si incontra l’ingresso dell’Orrido Sud, vi consiglio si vederlo per primo, è sicuramente il più maestoso e conosciuto dei tre ma arrivando presto lo potrete trovare vuoto! Proseguite lungo il percorso obbligato, tra scalini in ferro e strettoie.

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All’uscita avrete due possibilità, andare verso destra e proseguire per gli altri orridi oppure andare verso sinistra per dare un’occhiata alle Marmitte dei Giganti e al caratteristico ponte in ferro

ponte sulle marmitte dei giganti orridi di uriezzo baceno val ossola hikes on planet earth
marmitte dei giganti orridi di uriezzo baceno val ossola hikes on planet earth

Andando verso destra all’uscita del primo orrido (oppure proseguendo dritto se tornate dalla visita alle marmitte) si percorre la ciclabile in direzione Orrido Nord-Est una bellissima casetta in pietra in prossimità di un bivio vi indicherà che siete vicini

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​All’uscita si prosegue verso l’ultimo Orrido, quello ad Ovest, se avete bambini fare attenzione a tenerli vicini in questo tratto, per uscire dall’ultimo orrido bisogna servirsi si una scaletta in ferro ed un piccolo tratto del sentiero è un po’ esposto ma comunque presenta un cavo d’acciaio di sicurezza a cui tenersi.

Giunti alla fine avete due alternative per tornare alla vostra auto, percorrere la “scalinata ad zanin” che sale verso la strada asfaltata e quindi camminare sulla provinciale che sbuca dietro alla chiesa di San Gaudenzio oppure tornare indietro e seguire le indicazioni per Varampio oppure per la Chiesa di Baceno (a seconda dei cartelli) e godervi ancora un po’ di aria fresca in mezzo alla natura.

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Lago Vannino e Lago Sruer

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Indirizzo: Frazione Ponte, 28863 Ponte VB.
Tipo di percorso: T (turistico) fino al lago Vannino, E (escursionistico/medio) fino al lago Sruer.
​tempo di percorrenza: 90 minuti fino al Lago Vannino, 2 ore fino al Lago Sruer.

​Una volta raggiunto il paese di Valdo, cercate le indicazioni per la seggiovia Sagersboden.

seggiovia che da Valdo porta a Sagersboden, in valle Formazza.

​Il piazzale della seggiovia è piccolo ma è riservato a chi acquista il biglietto per la salita quindi se arrivate di buon ora troverete posto.
​La seggiovia è aperta tutti i giorni dalle 8.30 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 16.30 mentre nel week end fa orario continuato dalle 8.00 alle 16.50 quindi calcolate bene i tempi per le pause altrimenti vi toccherà allungare di un’altra ora e mezza per raggiungere l’auto.
Il prezzo della seggiovia è di 8€ per la sola salita/discesa e di 10€ per salita e discesa.
La seggiovia permette, in pochi minuti, di superare i primi 500 metri di dislivello, portandoci a quota 1772, ed è da qui che inizia il nostro giro.

Il primo chilometro non è dei più semplici, specialmente a muscoli freddi, quindi partite piano piano e senza fretta. 

​La salita è abbastanza impegnativa ma lungo le curve potrete ammirare piccole cascatine che vi permetteranno di rinfrescarvi e riprendere un po’ fiato.
Finito il tratto in salita il sentiero diventa piano e si può godere dello spettacolo della vallata libera e aperta, contornata da alte montagne rocciose e dal fiume alla nostra sinistra che ci accompagna.

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Dopo 40 minuti di cammino incontriamo la spettacolare cascata. ​

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Il tratto di sentiero si fa impegnativo ancora per qualche minuto in prossimità della dighetta e della strada gippabile ma superata la salita entriamo nella piana che conduce fino al lago Vannino.
L’ultimo sforzo per risalire la diga ed eccolo qui, quota 2177mt (circa un’ora e mezza di cammino)

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Decidiamo di pranzare sulla sponda destra del lago per goderci a pieno questo spettacolo, bisogna guadare qualche torrentello e fare ancora qualche minuto di cammino, non esiste una strada precisa ma alla fine, tolti gli scarponi possiamo mettere i piedi nell’acqua, gelida e rigenerante!

    Se decidete di mangiare il vostro pranzo al sacco in mezzo alla natura ricordate di riportare a valle i vostri rifiuti (e anche quelli di chi è più maleducato se li trovate sul vostro percorso) anche se sono biodegradabili!
Dopo una breve pausa ripartiamo in direzione lago Sruer, esistono due sentieri, uno che parte dalla destra del lago Vannino, segnalato da cartelli, ma per raggiungerlo dalla nostra posizione dovremmo tornare indietro fino al rifugio Margaroli, quindi decidiamo di intraprendere il secondo sentiero, ripido e ben evidente, che taglia a metà la montagna. Il dislivello e la difficoltà sono notevoli ma il tratto è davvero breve quindi si riesce ad affrontarlo senza problemi e in una ventina di minuti eccoci qui a quota 2320 metri.

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Al ritorno ci fermiamo a bere qualcosa di fresco al rifugio Margaroli, ve lo consigliamo caldamente, il proprietario non è solo gentile è molto di più! sicuramente ci torneremo per un pranzo o magari anche un week end perchè questo posto merita veramente!
Camminando di buon passo, anche per paura di perdere l’ultima discesa della seggiovia, in un’ora abbiamo coperto l’ultimo tratto di strada che parte dal rifugio e porta al nostro punto di partenza.

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Giro del Lago di Antrona ghiacciato

La domenica appena passata, cioè domenica 15 aprile, abbiamo deciso di accompagnare due amici al lago di Antrona e Campliccioli per mostrargli quanto il loro colore fosse spettacolare.

Non so se ricordate, eravamo già stati ad Antrona l’anno scorso ed ero rimasta delusa perchè essendo luglio avevamo trovato tantissime persone con lettini ed ombrelloni che facevano grigliate e prendevano il sole, una confusione incredibile e poco spazio per camminare.
Così abbiamo deciso di organizzare questa escursione al primo week end primaverile con bel tempo.
Prima di iniziare a raccontarvi questa avventura voglio farvi una premessa, o meglio voglio ricordarvi una regola di fondamentale importanza quando si passeggia in montagna in questo periodo dell’anno:
NON GRIDATE!
Sembrerà banale ma c’è ancora chi non sembra averlo imparato, abbiamo incontrato un solo altro gruppo di persone che camminava e a cui questo concetto sembrava del tutto oscuro. In questa stagione i primi raggi di sole scaldano la neve che si stacca e cade più facilmente verso valle trascinandosi dietro tutto quello che incontra, lo so che la questione è controversa, c’è chi dice che le onde sonore che impattano contro la neve fresca possano provocare valanghe, c’è chi dice che è solo un mito, comunque per rispetto della quiete delle altre persone che camminano tenete un tono di voce moderato.
Il lago di Antrona si trova ad Antrona piana, ad un’ora e mezza di auto dalla provincia di Varese (da cui partiamo noi), si percorre la A26 in direzione Gravellona Toce poi la SS33 del sempione, uscite a Villadossola in direzione valle Antrona fino ad Antrona piana, da qui seguite le indicazioni per il lago.
Appena arrivati e parcheggiata l’auto, nell’ampio parcheggio di fronte al lago, il posto non ci sembrava nemmeno quello giusto, per i primi minuti pensavamo fosse un distaccamento del lago principale che l’altra volta non avevamo notato e invece no, il cartello indica proprio Lago di Antrona, ed eccolo qui, quasi completamente asciutto e ricoperto da uno strato di ghiaccio.

Dato che l’altra volta avevamo preso il primo sentiero lungo la riva destra del lago ed era stato abbastanza tosto e con nostro grande dispiacere ci aveva fatto tagliare fuori la passerella che passa sotto alla cascata questa volta decidiamo di seguire il cartello Campliccioli sul lato sinistro del lago, attraversiamo il ponte in legno e in seguito una breve galleria nella roccia, poi saliamo lungo un sentiero alla nostra sinistra per raggiungere la diga sopra di noi.
Con nostro stupore e meraviglia iniziamo a trovare le prime chiazze di neve qua e la, più o meno all’altezza delle due baite

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Non essendo faticoso decidiamo di proseguire, arrivati all’incrocio tra il sentiero e la strada asfaltata, che nella bella stagione permette di raggiungere la diga di Campliccioli in auto, la situazione diventa problematica, la neve si fa sempre più alta, raggiungendo l’altezza delle ginocchia e non avendo le ciaspole ce la caviamo passando sulle impronte fresche di qualcuno che ha percorso il sentiero poco prima di noi.
Arrivati praticamente di fronte alla diga, dove il cartello segna ancora 10 minuti di cammino per raggiungere il laghetto, facciamo un’amara scoperta: una slavina ha completamente ricoperto il sentiero e ha abbattuto una rete di contenimento, passare sulla neve franata non è mai una buona idea, questa potrebbe muoversi e continuare la sua discesa verso il basso quindi decidiamo di tornare indietro un pezzo per cercare un’altra strada.

Ne notiamo una che sale oltre la diga e cerchiamo di intraprenderla ma dopo 3 passi la neve è cosi alta da impedirci di camminare, se non a fatica, quindi rinunciamo all’impresa e riscendiamo verso il lago di Antrona. 
Da qui, proseguendo verso sinistra lungo sentiero princiale che avevamo lasciato a metà per salire e troviamo finalmente la tanto sospirata passerella che passa sotto alla cascata.
Il cartello indica che il sentiero è chiuso, di solito questo cartello viene affisso all’inizio della stagione invernale perchè essendo una passerella di metallo diventa pericolosa con le piogge e le gelate, l’importante è fare tantissima attenzione a dove si mettono i piedi e reggersi sempre saltamente al corrimano.
Il percorso è suggestivo e spettacolare, abbiamo trovato una slavina che cadendo lungo il letto della cascata ha formato una piramide perfetta e l’acqua che ci è caduta sopra in seguito ha creato un buco esattamente al centro!

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​Il giro intorno al lago di Antrona è breve, dura all’incirca 45 in tutta calma, i punti panoramici sono mozzafiato ed è adatto a tutti.

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Lago Kastel o Castel

​Come vi avevo già promesso “mese più caldo meta più fredda”.
Questa settimana abbiamo deciso di raggiungere il lago Kastel (o Castel) a 2216 mt.

Il laghetto si trova in Val Formazza, quindi solita strada, A26 verso Gravellona Toce, strada statale del Sempione fino a Crodo, al km 8,5 svoltiamo a destra seguendo il cartello per la Val Formazza, attraversiamo il comune di Premia e di Formazza, passiamo la scenografica Cascata del Toce e arriviamo a Riale. 
Qui le situazioni sono due, se siete mattinieri potete parcheggiare l’auto all’ingresso di Riale, pagando 3 euro per tutta la giornata, se invece siete dormiglioni e preferite le escursioni pomeridiane lasciate l’auto alla cascata e qui una navetta vi porterà fino al paese perchè raggiunta la capienza massima di auto la protezione civile non fa salire più nessuno.
Preso un caffè al primo bar appena dentro al paese per svegliarci un po’ ci siamo messi in marcia. 

Sapevamo dell’esistenza di due strade, il sentiero e la strada gippabile, che si incontrano in vari punti e quindi si può lasciare uno per prendere l’altro, abituati alle escursioni abbiamo optato per il sentiero, nessuna scelta fu peggiore! Il primissimo tratto del sentiero è veramente molto ripido e ho dovuto fare una sosta, così al primo incrocio con la strada gippabile ho percorso quella decisamente più ampia e adatta a tutti.
Quello che salta all’occhio è come la strada faccia dei lunghi e ampi tornanti mentre il sentiero salga in verticale a gradini.

Già dalla prima curva protetta da un muretto si può scorgere il bellissimo blu del lago di Morasco

Continuiamo a tratti sulla strada principale a tratti sul sentiero e, in un’ora e un quarto, arriviamo al bivio con il rifugio Maria Luisa sulla destra e a sinistra la diga del lago Toggia, proseguendo verso destra e oltrepassando il rifugio mancano solo 15 minuti alla nostra meta. 
Scorgendo due grandi muraglioni di pietra detti anche “diga di cartapesta” sappiamo di avercela fatta! Alla diga venne attribuito questo nome perchè poco dopo essere stata costruita crollò a causa del sottosuolo calcareo con gessi e cavità, questo stesso sottosuolo così chiaro, quasi bianco, rende incredibilmente trasparente l’acqua del lago. 
​Il silenzio fa da padrone in questo luogo, i colori sono spettacolari, ci sono mucche libere e tantissimi fiori.

Dopo aver pranzato ed esserci riposati qualche ora abbiamo raggiunto l’edificio sul lato del lago per qualche foto e poi siamo scesi, in un’oretta scarsa di cammino, percorrendo esclusivamente il sentiero che in discesa è stato una passeggiata! Visto il breve tempo di percorrenza del ritorno rispetto all’andata abbiamo avuto il tempo di rifocillarci nel medesimo Bar della mattina, se non sapete dove fermarvi ve lo consiglio, l’interno è di un tipico ristorante di montagna, i prezzi sono contenuti e il personale è gentile!
Piccolo consiglio: armatevi di crema solare! Il laghetto è molto in alto e le acque cristalline riflettono moltissimo la luce del sole, questo si traduce in una scottatura al naso assicurata se vi sedete sulla sua riva.

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Lago di Antrona e Lago di Campliccioli

Con il grande caldo di questi giorni non si può desiderare niente di meglio di una passeggiata in montagna per godere dell’arietta fresca. 
Questa settimana abbiamo deciso di esplorare il Lago di Antrona e il Lago di Campliccioli.

Mattina presto, zaini pronti, saliamo in macchina e percorriamo la A26 in direzione Gravellona Toce, imbocchiamo la statale del sempione fino a Villadossola, e saliamo per 16 km fino ad Antronapiana, arrivati al parcheggio lasciamo l’auto e prendiamo il primo sentiero a piedi sul lato destro della strada. 
Incontriamo subito il lago di Antrona con il suo colore verde smeraldo e qui mi fermo un attimo perchè vorrei fare un piccolo appunto, prima di partire per un’escursione ci informiamo sempre leggendo dozzine di blog, post, guardando immagini su Google ma anche geolocalizzazioni di Facebook e Instagram, quello che mi aveva colpita dalle immagini era una suggestiva passerella di legno sospesa nel vuoto e aggrappata al lato roccioso della montagna che passava sotto ad una cascata e in 45 minuti portava a Campliccioli. Una volta giunti sulle rive del lago di Antrona, non so bene come e nemmeno perchè ci siamo dimenticati di tutto questo e abbiamo seguito il primissimo cartello sulla destra che indicava uno strettissimo e ripidissimo sentiero per Campliccioli. ​

I primi tratti, fino ad un piccolo paesino, non sono stati difficoltosi, la strada era stretta e si camminava in fila indiana incontrando qualche piccola difficoltà ogni tanto ma tutto sommato il verde della vegetazione regalava un’ombra piacevole, dopo una ventina di minuti il percorso è diventato molto molto ripido e guardando il lago di Antrona alla nostra sinistra ci siamo resi conto di essere praticamente sempre nello stesso punto e di stare salendo quasi esclusivamente in verticale, ci siamo dovuti fermare a prendere fiato un paio di volte, affaticati anche dal fatto che questo tratto è quasi completamente soleggiato. Dopo un’ora di fatica siamo arrivati in cima e la scena che si è aperta davanti ai nostri occhi è stata incredibile, sul lato sinistro il lago di Antrona con la tanto agognata passerella di legno che, guarda un po’? si trovava sul lato del lago opposto al nostro! seguita dalla bellissima cascata, dalla vegetazione nel mezzo e sulla destra la diga con il lago di Campliccioli.

Qui abbiamo respirato profondamente, bevuto, fatto qualche foto e poi siamo ripartiti per fare il giro completo del lago di Campliccioli, abbiamo incontrato gallerie grezze scavate nella roccia, piccole spiaggette dove qualche temerario faceva il bagno, piccole baite a pochi centimetri dalla riva, una cosa che non avevo mai visto e credo che vivere in un posto così sia diventato uno dei miei più grandi desideri!

​Raggiunto il lato opposto da dove eravamo partiti per il giro, quindi la metà del lago, il percorso scende verso destra per passare in mezzo a delle graziosissime baite di pietra, poi risale verso sinistra su un picco abbastanza alto da cui si può godere di una vista mozzafiato, da qui si riscende per percorrere la seconda metà del lago, molto più rocciosa e che non lascia tratti per avvicinarci all’acqua, su questo lato del lago corrono le antiche rotaie. 
Il colore di questo laghetto mi ha davvero colpita, le sfumature e i rapidi cambi di colore in base alla luce sono uno spettacolo meraviglioso

Ci siamo fermati nella fitta vegetazione, sopra ad un grande sasso per consumare il pranzo e appoggiare i piedi nudi tra l’erba, questo è un rito che facciamo in ogni esplorazione, per essere più a contatto con la natura e scaricare le energie negative. 
Abbiamo poi ripreso il sentiero che riportava verso il lago di Atrona, questa volta sul lato opposto rispetto all’andata, passando per il bosco e mancando clamorosamente la passerella per la seconda volta!!
Giunti di nuovo al lago di Antrona vi devo confessare di essere rimasta un po’ delusa, le rive erano gremite di decine e decide di persone, che con asciugamani, ombrelloni e lettini hanno reso parecchio difficile il ritorno all’auto, so che è normale che durante la stagione estiva chi lavora tutta settimana ed è stanco dell’afa e dello stress della città si riversi sul lago più vicino però la differenza tra la pace di qualche ora prima e gli schiamazzi del pomeriggio mi hanno quasi pietrificata, era una condizione che nella mia testa non avevo considerato come possibile.
Penso che nei mesi di luglio e agosto limiteremo le uscite oppure cercheremo vette più alte magari da raggiungere con la seggiovia o la funivia per cercare un ambiente decisamente più fresco e silenzioso.
Comunque in linea generale il percorso è adatto a tutti, specialmente se si prende la passerella, se invece si sceglie il sentiero e si cammina piano senza fretta si può arrivare in cima anche se non si è esperti e se si hanno bimbi al seguito, per i più sfaticati che non vogliono perdersi questo panorama entrambi i laghi sono raggiungibili in auto!

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Lago dei Cavalli

Eccoci alla nostra consueta gita domenicale!
La strada per arrivare al lago è davvero facilissima, si esce a Villadossola, si segue per la valle Antrona per poi deviare verso Cheggio e parcheggiare l’auto proprio di fronte alla diga.

La prima cosa che colpisce è il particolarissimo colore del lago, in base alla luce  varia da un azzurro intensissimo ad un verde smeraldo.

Sul lato sinistro del lago inizia il sentiero che ci porterà fino al lato opposto rispetto alla diga, armatevi di scarpe impermeabilizzate perchè i numerosi rivoli d’acqua che attraversano il sentiero vi costringeranno a bagnarvi i piedi e una grande lastra di ghiaccio e neve non ancora sciolta hanno richiesto una buona aderenza.

Giunti dall’altra parte del lago passiamo sul ponte che oltrepassa il torrente Loranco e la vista dall’alpe del Gabbio è meravigliosa.

Proseguiamo per la Piana Ronchelli dov’è situata la Cappella del Buon Pastore, distrutta più volte dalle valanghe e anche l’ultima fonte di acqua potabile prima del rifugio. 
La nostra escursione termina qui, tra andata e ritorno abbiamo camminato quasi 2 ore e 30, prima di tornare all’auto siamo scesi fino alla riva del lago dove moltissime famiglie consumavano il loro pranzo, è davvero un percorso bellissimo e adatto a tutti, bambini compresi.

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Lago delle fate

Siamo alla fine di maggio e il caldo inizia a farsi sentire, così abbiamo decido di fare una piccola gita poco impegnativa, a metà settimana, per respirare un po’ di aria fresca.

Percorrendo l’autostrada A26 in direzione Gravellona Toce e uscendo all’uscita di Piedimulera si imbocca la SS549 della Valle Anzasca fino a superare la frazione di Borca. Si segue la provinciale fino ad Isella e si svolta a sinistra sul ponte che oltrepassa il torrente Anza. 
Qui abbiamo lasciato l’auto in un parcheggio che credo sia a pagamento nei mesi estivi e dove c’erano dei bellissimi cavalli bianchi.

Da qui si intraprende il sentiero ampio e sterrato che si trova tra il parcheggio e il letto del torrente, è facilmente percorribile e permette di raggiungere il lago in poco più di mezz’ora. Terminata la camminata la vista che si apre sulla valle è incredibile!

Qui ci siamo fermati per consumare il pranzo al sacco e per godere di questo panorama meraviglioso.

Il sentiero prosegue in direzione di Crocette, anche detta la città morta, raggiungibile in mezz’ora, all’inizio della sua storia questo luogo fu adibito al pascolo, negli anni ’30 iniziarono i lavori per la costruzione dello stabilimento aurifero. Le attuali case ancora esistenti erano adibite a magazzino e sede della direzione lavori. Nel 1947 la miniera venne smantellata e quindi le case vennero abbandonate.
Tornando verso l’auto ci siamo fermati al Bar Ristorante Alpino di fronte al laghetto dove abbiamo fatto merenda con una squisita fetta di torta di mele e scambiato qualche parola con le simpaticissime titolari.

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Lago di Agaro

Tre giorni dopo l’escursione alla piana di Devero non facevamo altro che pensare che non potevamo arrenderci così e lasciare a metà il percorso per Agaro a causa di una strada troppo stretta (premesso che abbiamo un’auto molto bassa e non adatta agli sterrati). Così martedì mattina ci siamo rimessi in marcia sempre per la stessa meta.

Per chi non avesse letto il post precedente, si percorre l’autostrada A26 direzione Gravellona Toce, la superstrada fino all’uscita Crodo, la strada comunale fino a Baceno, qui si seguono le indicazioni per Devero e raggiunto il paese di Goglio si seguono invece le indicazioni per Ausone e Agaro.
La strada che sale per Ausone e Agaro si trova sulla destra, la prima salita che si incontra è davvero molto ripida e ci sono dei cartelli di divieto d’accesso perchè la strada è molto stretta ma andando piano e facendo attenzione ce la si può fare tranquillamente. 
Dopo le prime curve si incontrano delle tipiche casette di montagna, carinissime, tutte in legno, alcune ancora abitate e la vista da qui è formidabile.

Poche curve più in alto si arriva all’ingresso della galleria che ci condurrà alla diga.

La galleria va percorsa a piedi ed è illuminata, ricordatevi di premere l’interruttore per la luce quando entrate, anche se la luce è già accesa, l’interruttore è temporizzato per 30 minuti e ce ne vogliono in media 20 per arrivare dall’altro lato; ricordatevi anche di indossare indumenti adatti perchè nella galleria la temperatura è più bassa rispetto all’esterno.

Giunti alla fine della galleria, sul lato sinistro, si trova l’imponente diga. Il tratto in salita è breve ma veramente intenso, percorretelo con calma!

Da qui, dopo aver goduto di questa vista mozzafiato, sia dal lato del lago che da quello della vallata ci siamo incamminati lungo il sentiero che costeggia il lato sinistro del lago per raggiungere le casette che si intravedono all’orizzonte. 
La passeggiata è semplice, piacevole e adatta a tutti, l’abbiamo percorsa in 50 minuti fermandoci a metà e abbandonando il sentiero per raggiungere e toccare con mano l’acqua cristallina.

Ci siamo fermati per consumare il nostro pranzo al sacco e abbiamo approfittato dei tavoli all’esterno di una baita. 
La pace e la tranquillità che si respirano qui sono impagabili, è veramente un posto meraviglioso e vi ripagherà pienamente della fatica, se siete indecisi sull’intraprendere questa avventura o meno io mi sento di consigliarvela caldamente.

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Piana di Devero

L’esplorazione della piana di Devero non è stata un’escursione voluta. 
Ci siamo svegliati una domenica mattina di buon ora, zaini pronti e scarponi ai piedi, per raggiungere il Lago di Agaro, in provincia di Verbania.


Abbiamo percorso l’autostrada A26 in direzione Gravellona Toce, la superstrada fino all’uscita Crodo, superata la città abbiamo proseguito per Baceno e poi per la strada comunale che sale sulla sinistra verso Devero.
Giunti a Goglio abbiamo proseguito seguendo i cartelli che indicavano per Ausone e Agaro ma la strada molto stretta e il cielo, che non prometteva niente di buono, ci hanno convinti a demordere, abbiamo fatto inversione di marcia e seguito i cartelli per Devero.
Lungo la strada si incontra una spettacolare galleria con pareti grezze e scarsamente illuminata che mi ha davvero colpita, non avevo mai visto una cosa simile! 
Usciti dalla galleria lo scenario è incredibile, si può lasciare la macchina nel largo piazzale per ammirare la scenografica cascata .

Proseguendo sul ponticello che attraversa il fiume si può intraprendere una passeggiata nel bosco di circa un’oretta.
Risalendo in macchina e continuando lungo i tornanti si incontra un parcheggio a pagamento (credo solo nei mesi estivi), segue un’altra galleria identica alla precedente e si giunge finalmente alla Piana di Devero.

La nostra esplorazione finisce qui, non abbiamo intrapreso altri sentieri anche perchè, non essendo una cosa programmata, non eravamo informati su cosa ci fosse nelle vicinanze, così abbiamo passeggiato nell’assoluto silenzio della piana completamente deserta nella quale si possono amminare infinite distese di verde, piccole casette di montagna e vecchi alberghi abbandonati, nonostante fosse il mese di maggio in qualche angolo ombroso abbiamo anche potuto toccare la neve.
Prima di tornare a casa abbiamo cercato un ristorante per rifocillarci ma nonostante le numerose insegne l’unico aperto era quello sulla salitina tenendo come riferimento la chiesetta sul lato sinistra, sinceramente nulla di speciale abbiamo mangiato del buon cibo di montagna, pagato forse un po’ troppo e il proprietario non ha brillato per gentilezza.
Tutto sommato una bellissima giornata, speriamo di tornarci presto per esplorare meglio questa piana.

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